Questo il testo della lettera inviata alle Istituzioni Locali e Nazionali competenti in materia ed alla stampa, firmata da: Cai di Terni, WWF Terni e Umbria, Mountain Wilderness Umbria, Comitato Umbro Acqua, Forum Umbro Beni Comuni, ATTAC Perugia
Oggetto: Richiesta chiarimenti in merito alla presenza di cromo esavalente in località Prisciano durante i lavori di realizzazione della galleria della superstrada Terni-Rieti che attraversa la discarica Voc.Valle.
Le scriventi Associazioni ambientaliste, portatrici di interessi diffusi, essendo venute a conoscenza -dall’articolo del settimanale L’Espresso del 15 maggio 2009- della presenza “di un laghetto sotterraneo denso di cromo esavalente, agente cancerogeno pericolosissimo in concentrazioni cento volte superiori al limite” nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione della superstrada di cui in oggetto, preoccupate ed allarmate da quanto affermato e documentato nell’articolo chiedono alle Istituzioni ed agli Enti in indirizzo, per quanto di loro competenza, chiarimenti in merito a detta problematica.Stupisce che un rinvenimento di tale entità avvenga in modo pressoché ‘casuale’ e che, stante le dimensioni dello stesso ed il suo posizionamento, denunci e denoti nei fatti una preesistente ed antica situazione di degrado ed incuria ambientale, dalle pesanti ricadute sulla salute pubblica. Stupisce anche che i rilievi e gli studi fatti preliminarmente all’avvio dell’opera non abbiano in alcun modo ipotizzato o rilevato tali possibili criticità.Oltre l’articolo citato, come ulteriore preoccupante aggravante, ci risulta anche che, nonostante gli inviti alla cautela negli scavi da parte della polizia provinciale di Terni, essi siano comunque proseguiti provocando il deflusso degli agenti inquinanti nel torrente Tiscino, diretto affluente del Serra e quindi del Nera.Riteniamo che la popolazione debba essere sempre resa consapevole di situazioni fortemente critiche che concernono la propria salute con un’informazione diretta e corretta, che eviti inutili allarmismi, e che tale compito spetti prioritariamente alle Istituzioni ed Enti territoriali competenti, e non lasciata alla (per fortuna!!!) buona volontà di un settimanale nazionale. Inoltre paradossalmente stupisce, in un’epoca di comunicazione globale, l’assordante silenzio della stampa e delle tv locali.I cittadini ternani pagano già un prezzo molto alto con tristi primati e non ambiti posizionamenti nelle statistiche nazionali sulla salute, come riporta “… la denuncia dell'ex presidente umbro del WWF Sauro Presenzini davanti alla Commissione parlamentare dei rifiuti, si registrava un quinto di tumori e leucemie in più della media nazionale, dovuta proprio all'altissima concentrazione di industrie inquinanti".Constatiamo altresi’ con amarezza che in nome dell’occupazione non viene salvaguardata il diritto alla salute pubblica.Rendendoci disponibili ad un incontro a breve termine, vista la gravità della situazione così come rappresentata nell’articolo di cui sopra, restiamo in attesa di sollecito riscontro a questa nostra, prima di attivarci nello specifico della nostra funzione sociale.
WWF Terni
Cai Terni
Mountain Wilderness Umbria:
Comitato Umbro Acqua
Furum Umbro dei Beni Comuni
ATTAC Perugia
Attualità
di Stefania Maurizi
Polveri nell'aria. Rifiuti che finiscono in un affluente del Tevere. Laghetti di veleni. L'acciaieria di Terni nel mirino delle inchieste
Stabilimento della Thyssen a Terni
È una patina grigia, chiarissima, che si deposita ovunque: la noti accumulata ai margini della strada, ma soprattutto sulla chioma degli alberi, sui tetti delle case, sui cartelli stradali, nei giardini. Ovunque.
In passato, raccontano, ne pioveva molta di più: in un giorno del 2002 tutto si ricoprì di bianco, come se all'improvviso fosse caduta la neve. Tutti sanno da dove viene quella polvere. Vola via dai recinti della Thyssen Krupp di Terni, il polmone d'acciaio del cuore verde d'Italia: nasce dalle montagne di scorie sfornate dalla fabbrica metallurgica più importante d'Italia.
L'impianto di Torino, quello dove sette operai hanno trovato la morte tra le fiamme, è solo una filiale del colosso umbro. Qui
Ma da due anni anche Terni si interroga sul suo rapporto con la 'fabbrica dei tedeschi'. Perché sul tavolo del procuratore capo Fausto Cardella, protagonista in passato delle indagini su Giulio Andreotti e sulle toghe sporche romane, si accumulano fascicoli di inchiesta sui pericoli ambientali che il gigante d'acciaio avrebbe provocato. Indagini sulle polveri che si disperdono sulle case del quartiere di Prisciano; sui rifiuti liquidi che finiscono nel fiume Nera, un affluente del Tevere che fino alla cittadina umbra appare aulico; sulla gestione della misteriosa discarica di Vocabolo Valle dove sono stati sepolti anche veleni che non dovevano trovarsi lì e dove il percolato sarebbe stato smaltito in impianti della Thyssen privi delle autorizzazioni.
E sull'ultimo inquietante episodio: la scoperta di un laghetto sotterraneo denso di cromo esavalente, agente cancerogeno pericolosissimo in concentrazioni cento volte superiori al limite. Il tutto a pochi chilometri dalla cascata delle Marmore e dai suoi paesaggi incantevoli, incastonato nella regione delle colline verdi che generano ogni anno un miliardo di litri di acqua minerale.
Offensiva giudiziaria Al centro di queste indagini c'è sempre lo stesso personaggio: Daniele Moroni, il plenipotenziario italiano della Thyssen Krupp. È il top manager sotto processo a Torino per la strage degli operai: imputato di omicidio colposo, incendio colposo e di non avere preso le cautele contro gli infortuni sul lavoro. Secondo la procura piemontese, la casa madre tedesca dopo un rogo gravissimo che nel 2006 aveva colpito un impianto in Germania, aveva consigliato una serie di investimenti antincendio.
Sarebbe stato Moroni, però, a omettere la pianificazione di quelle misure, che avrebbero potuto salvare gli operai torinesi. A Terni, Moroni, 61 anni, è considerato una potenza. Il processo di Torino e l'orrore per il rogo non hanno minato il suo prestigio. Tanto meno è accaduto con le indagini della Procura di Terni, che cercano di fare luce sulla situazione ambientale di una città dove, secondo la denuncia dell'ex presidente umbro del Wwf Sauro Presenzini davanti alla Commissione parlamentare dei rifiuti, si registrava un quinto di tumori e leucemie in più della media nazionale, dovuta proprio "all'altissima concentrazione di industrie inquinanti".
Adesso i carabinieri del Nucleo tutela ecologica, la squadra specializzata della polizia provinciale, il nucleo investigativo della Forestale cercano di capire fino a che punto il territorio sia stato contaminato. Un'offensiva giudiziaria che non preoccupa l'azienda tedesca: "Ci risulta che solo alcune delle vicende sono confluite in fascicoli di indagine", replicano a 'L'espresso', "e pertanto doverosamente coperte dal relativo segreto.
Rimane costume della nostra società non commentare le attività dell'autorità giudiziaria, vista la fiducia che la società stessa ha sempre riposto e ripone nella serenità di giudizio della magistratura".
La montagna delle scorie L'ultima inchiesta è un inno ai paradossi italiani. Il tracciato della Terni-Rieti, un'autostrada strategica per lo sviluppo dell'Italia centrale, viene fatto passare dentro la discarica di Vocabolo Valle che da trent'anni inghiotte ogni risma di rifiuti, urbani e industriali. Si progetta di attraversarla con un tunnel, scavato in mezzo alla montagna delle scorie che da dieci anni si è deciso di bonificare, invano.
Quella che l'ex dirigente dell'Agenzia regionale per l'ambiente Filippo Emiliani ha descritto come "una situazione macroscopica", parlando di "questione delicata per la genesi della discarica inizialmente realizzata a norma di legge ma poi cresciuta un po' alla giornata e in verticale anche in virtù del fatto che operava in sinergia con la discarica delle acciaierie".
E allora, perché non è stata fermata e ripulita? La risposta è nella stessa equazione che domina tutta la vita di Terni:
In questa discarica "alla giornata" si va a infilare la grande opera che deve creare un'alternativa all'autostrada del Sole, unendo Civitavecchia a Mestre via Orte.
Il piano della nuova strada è di grande effetto scenico: uscendo dalle cascate delle Marmore ci si immetterà in un ponte in stile Calatrava, tra i boschi e le acque dell'Umbria. Il tutto però infilandosi in un'area dichiarata zona da bonificare. Come è stato possibile? L'ingegnerRaffaele Spota dell'Anas spiega che tutte le autorizzazioni sono state concesse, mentre il ministero dell'Ambiente non ha risposto alle domande de 'L'espresso'.
È proprio scavando l'imbocco sud della galleria che nello scorso aprile è spuntato 'il drago': una piscina colma di liquido verde brillante, quasi fantascientifico, lunga
La concentrazione, dichiara Adriano Rossi dell'Arpa, arrivava "anche a 500 microgrammi al litro", mentre il limite massimo tollerato per le acque di falda è di soli 5 microgrammi: cento volte più alta del tetto imposto dalla legge.
Immediato il blocco dell'opera e la necessità di una costosa variante per aggirare la collina avvelenata. La scoperta infatti ha spiazzato tutti: nessuno pensava che ci fossero veleni a quella profondità, perché i calcoli sulla struttura geologica erano sbagliati: "Noi ritenevamo che ci fossero le scorie e l'argilla che è notoriamente un grande isolante", spiega Rossi , "e solo sotto, a cento metri, l'acqua della falda. Invece non era vero".
Dunque le perizie idrogeologiche erano sbagliate o, addirittura, false? Ci sono altre falde d'acqua meno profonde che non si conoscevano prima e che potrebbero essere state contaminate? Su questa vicenda stanno indagando i carabinieri del Noe di Perugia e i magistrati ternani, che stanno valutando gli esiti della perizia di Alessandro Iacucci, il consulente che ha indagato sullo scandalo di rifiuti in Campania.
Tempesta di polveri Delle conclusioni del perito non filtra nulla e tutti conoscono la posta in gioco: quella discarica è vitale per le operazioni della Thyssen Krupp. L'unica cosa certa è che, se prima il cromo esavalente era stato trovato all'imbocco sud della galleriaTescino, ora è spuntato in quello nord, nella zona di Prisciano, un quartiere di poco meno di mille abitanti, schiacciato tra l'acciaieria e la nuova superstrada.
Da 15 anni a Prisciano si lotta contro le polveri che si liberano dalle lavorazioni dell'acciaio, moltiplicando esposti sui problemi respiratori dei residenti. Dopo un decennio di proteste, l'azienda ha provveduto a coprire il deposito delle scorie per limitare la tempesta di sabbia chimica. Il problema è ridimensionato, ma tutt'altro che risolto. La centralina di rilevamento del polveri sottili (PM10) di Prisciano supera sistematicamente i limiti fissati dalla legge: nel 2007 si sono registrati ben 123 sforamenti e lo scorso anno 93. "Un dato allarmante, indicatore del fatto che c'è un grosso problema", conferma a 'L'espresso' Valerio Gennaro, epidemiologo dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Genova e consulente in inchieste di primo piano, dal caso delle acciaierie di Cornigliano all'uranio impoverito. La neve grigia di Prisciano adesso è oggetto di un processo contro Bruno Franco, responsabile della Ilserv, la società partecipata dalla Thyssen che tratta polveri e fanghi risultanti dalla produzione metallurgica. Agli atti c'è la perizia dell'università di Ancona, che definisce quelle polveri "potenzialmente patogene per la salute dell'uomo". Ma per Gennaro, se dopo tanti anni siamo ancora al "potenzialmente patogene" e non ci sono certezze sugli effetti, è perché si deve fare di più: "Bisogna incoraggiare questa gente a fare studi approfonditi, confrontando sistematicamente la popolazione esposta alle polveri con quella non esposta e, soprattutto, studiando tutte le malattie".
Investimenti ambientali Anche in questo caso
Ma a Terni il drago verde e cancerogeno spuntato dal cantiere dimostra che mancano informazioni attendibili. Dove finisce quel fiotto verde trovato nelle falde ? "La falda può andare al massimo giù al fiume, lì c'è il Nera", ha dichiarato a 'L'espresso' l'ingegnere Rossi dell'Arpa. Dunque entra nel Nera e di lì dritto nel Tevere, verso Roma? Tutti gli atti delle inchieste sono sul tavolo del procuratore Cardella.
Prima di formalizzare le contestazioni, il pm attende le perizie. Lunghe e spesso controverse, come accade sempre in questi casi. Intanto però la polvere grigia continua a cadere e la collina dei veleni continua a covare altri draghi, in attesa che si decida di trovare i fondi per bonificarla.
(L’Espresso 15 giugno 2009)
Le scriventi Associazioni segnalano alla popolazione, alle istituzioni, ai tecnici della protezione civile, alle forze politiche, la minacciosa prospettiva della realizzazione del metanodotto Snam Brindisi-Minerbio, che attraversa l’intera dorsale appenninica. Il tracciato, tanto ‘azzardato’ quanto ‘lineare’, percorre la nostra penisola da sud a nord attraverso non poche criticità: zone di grande pregio paesaggistico, aree SIC e ZPS, ma quel che preoccupa maggiormente, territori dalla geologia complessa e delicata.
Il sisma che ha colpito l’Abruzzo ci ha fatto analizzare ulteriori aspetti del rischio legato alla sua realizzazione. In particolare, nel tratto che attraversa Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche si evidenzia, confrontando l’elenco dei Comuni insistenti sul percorso del progetto elaborato dalla Snam con la “Classificazione sismica dei comuni italiani 2006” redatta dalla Protezione Civile, che su trenta località appenniniche interessate al passaggio del gasdotto, quindici corrispondono a zona sismica 1 e quindici a zona sismica 2: sono i gradi più alti di pericolosità e rischio sismico.
Se il metanodotto in Abruzzo fosse già stato in essere -dato che L'Aquila, Pizzoli, Barrete, Paganica… sono esattamente sul tracciato, e Sulmona è individuata come stazione di compressione del gas-, quali ulteriori conseguenze del sisma ci sarebbero state per le popolazioni? Queste città e paesi tante volte nominate in questi giorni dai media sono doppiamente ‘sfortunate’ essendo, oltre che su una faglia attiva, sul percorso del gasdotto.
E si replica in Umbria: Norcia, Foligno, Colfiorito, Sellano, rimandano ad analoghi catastrofici scenari di soli dodici anni fa, anche loro sono sul tracciato previsto dal progetto, che sembra inseguire il sistema di faglie dell’Appennino centrale. Il rischio di pericolosità per le popolazioni insediate appare troppo alto: la posta vale la candela?
Snam si trincera dietro alla cosiddetta 'casistica', affermando che l'attività sismica “non costituisce un problema apprezzabile” perché, ad esempio, durante i recenti terremoti in Friuli ed Irpinia le tubature hanno retto. Stupisce come alle giuste valutazioni e considerazioni fatte in questi giorni dai responsabili delle istituzioni e alle denunce su come fossero stati mal edificati i fabbricati, alla consapevolezza delle possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione, non faccia poi seguito un’attenta valutazione delle possibili conseguenze per progetti così vasti ed impattanti.
Allo scempio ambientale, già di per sé insostenibile, si aggiunge la pericolosità.
Le nostre Associazioni -portatrici di interessi diffusi- vogliono assoluta chiarezza e trasparenza in merito alle procedure, alle valutazioni e alle scelte fin qui operate e chiedono l'apertura di un tavolo di trattativa per riconsiderare il percorso, insieme ai progettisti, alle amministrazioni interessate, ai periti di parte ed alla Protezione Civile, individuando alternative al progetto originale ed aprendo una trattativa per la sua corretta e condivisa realizzazione, a salvaguardia della sicurezza dei cittadini e del patrimonio naturale.
Mountain Wilderness Italia – Comitato No Tubo – Comitato Norcia per l'Ambiente – Associazione Altura – LIPU Abruzzo – Verdi Ambiente e Società
Modific/Azione del manifesto created by Jan Martin Will, per l'Earth Day 2009
e che nessuno se ne abbia a male...e' solo un altro punto di vista....

-Sulmona
-Pratola Peligna km 1,795, zona sismica 1
-Roccacasale
-Corfinio
-Popoli
-Collepietro
-Navelli 6,o8o km, zona sismica 2
-Caporciano
-S. Pio delle Camere
-Prata d’Ansidonia km 4,555 zona sismica 2
-Fagnano alto
-Barisiciano
-L’Aquila
-Pizzoli
-Barete
-Cagnano Amiterno,
-Montereale
Tratto laziale
-Cittareale

La terra d'Appennino e' forte e generosa come le sue genti.
La terra d'Appennino e' solcata da profonde, antiche ferite come le sue genti.
La terra d'Appennino a volte e' violenta e tempestosa e si scrolla di dosso ogni carico.
La terra d'Appinnino e' color magenta e rischioso e coraggioso e' viverci ogni giorno, e ogni volta ricostruire su lutti e macerie.
Le genti d'Appennino lo sanno e hanno scelto di viverci; nonostante tutto.
Non feriamo ulteriormente questa terra irrequieta, non aumentiamo i rischi alle sue genti.

-Foligno/Colfiorito 5,355 km, zona sismica 1
-Cascia zona sismica 1
-Nocera Umbra 15,785 km, zona sismica 2
-Gualdo Tadino 14,870 km zona sismica 2
-Gubbio 30 km, zona sismica 2
-Pietralunga 13 km, zona sismica 2
-Citta' di Castello 1,310 km, zona sismica 2
-Apecchio 11 km, zona sismica 2
-Poggiodomo zona sismica 1
-Arrone zona sismica 1
-Ferentillo zona sismica 1
-Polino zona sismica 1
-Montefranco zona sismica 1
-Serravalle di Chienti zona sismica 1
-Pieve Torina zona sismica 1
-Pievebovigliana zona sismica 2
-Monte Cavallo zona sismica 1
Zona 1 - E' la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti. Comprende 725 comuni.
Zona 2 - Nei comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti. Comprende 2.344 comuni
Zona 3 - I Comuni interessati in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti. Comprende 1.544 comuni.
Zona 4 - E' la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono basse. Comprende 3.488 comuni.
(Da: http://www.protezionecivile.it/cms/view.php?dir_pk=52&cms_pk=2729)

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La minaccia delle antenne sul Monte Gennaro
Si trova nel Parco Regionale dei M. Lucretili, in zona in cui è consentito solo restauro ambientale, inclusa anche nella rete di tutela “Natura 2000” della UE. Si tratta, quindi, di una delle aree a massima tutela del Lazio. Eppure, in prossimità della vetta, a quota 1210 m, è prevista la realizzazione di un’antenna di Radio Subasio alta circa 95 m a cui si andrebbero ad aggiungere due antenne delle stesse dimensioni per l’emittenza televisiva, servite da capannoni industriali e strada d’accesso. Tutto questo sarebbe un gravissimo danno al valore ambientale e turistico del M. Gennaro, che è il luogo-simbolo del Parco dei Lucretili.
Le autorizzazioni avute da Radio Subasio non sono certo un esempio di correttezza amministrativa. Manca un esplicito nullaosta delle autorità preposte (Ente Parco, Regione, Soprintendenze) che motivi la compatibilità dell’opera con la normativa vigente. Tutto sembra appoggiarsi su un equivoco: un parere dubitativo del rappresentante del Parco in una conferenza dei servizi del 2004 dato ad un progetto dichiarato di “risanamento ambientale”, cioè la rimozione e collocazione su una sola antenna di vari piccoli tralicci in un’area degradata a quota più bassa. Tale parere, grazie a una serie di “interpretazioni” e “sconti” giuridici diventa un nullaosta per opere di enorme impatto, senza reali prescrizioni di risanamento. Le “anomalie” della conferenza dei servizi del 2004 sono state recentemente riconosciute anche dall’Assessorato regionale all’Urbanistica e da quello all’Ambiente, su sollecitazione dell’amministrazione di Palombara Sabina.
Tutto quanto sopra detto è diventato di pubblico dominio solo nel marzo 2007 con la pubblicazione del PTC regionale (piano territoriale di coordinamento sull'emittenza). Quindi, nel giugno dello stesso anno si è venuti a conoscenza che Radio Subasio era in procinto di aprire un cantiere. Una forte azione di protesta si è subito alzata animata da Associazioni Nazionali e Locali con manifestazioni con migliaia di aderenti e la raccolta di circa 3000 firme tra le popolazioni locali fortemente preoccupate.
L'Ente Parco alcune Amministrazioni comunali e alcune forze politiche hanno dato man forte a queste proteste. Ma la maggior forza la si è dovuta imprimere con alcune azioni legali, anche se con scarsi risultati dovuti all’impossibilità di impugnare la conferenza di Servizi del 2004 davanti al TAR Lazio.
Il movimento di protesta ha fatto sentire la necessità all'Amministrazione regionale del Lazio di richiedere un ulteriore nullaosta. Il gioco degli equivoci sembra ripetersi quando arriva il parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio e della Direzione Regionale: mentre la prima insiste sulla necessità del “risanamento”, e propone di scegliere un sito meno visibile più in basso, la seconda dichiara che il sito prescelto soddisfa le esigenze di tutela e contribuisce a “migliorare la situazione nell’area” (!). Una svista? Se non lo fosse si potrebbe dire che Azzeccagarbugli stesso non avrebbe saputo far di meglio.
Attualmente il cantiere è bloccato dal ricorso di alcuni cittadini: l’area è, infatti, sottoposta ad usi civici e il Commissario di Governo che ha fissato l’udienza per gennaio rimandata poi di un mese per la sopravvenuta comunicazione che la Regione Lazio aveva autorizzato il cambio di destinazione d’uso dell’area. Nel parco gli usi civici non sono alienabili ma la norma è stata aggirata con il parere positivo al diverso uso del suolo su cui gravano i diritti collettivi. Sulla base degli atti in mano a Radio Subasio e non sconfessati dagli organi competenti l’apertura del cantiere potrebbe essere imminente!
Un ulteriore ricorso al TAR per il cambio di destinazione d’uso degli Usi Civici è in procinto di partire ma l’intervento potrebbe non essere tempestivo. La vicenda del Monte Gennaro ha comunque raggiunto l’opinione pubblica nazionale per il suo inserimento nell’elenco dei “Luoghi del Cuore 2008” promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano.
A fronte di tutto quanto vi abbiamo raccontato, e non è completamente tutto, chiediamo cortesemente a tutti coloro che hanno a cuore il Paesaggio e la Natura del Lazio di appoggiare l'azione che abbiamo finora sostenuto, e che dovremo ancora sostenere, per la salvezza ambientale di Monte Gennaro. L'organizzazione delle manifestazioni, l'acquisizione di atti, le azioni legali comportano grande dispendio di danaro. Fino ad oggi le abbiamo sostenute con quanto le nostre forze potevano.
Ora chiediamo, a tutti coloro che leggono queste righe, un incoraggiamento nella forma di un libero contributo per far fronte alle spese, non lievi, per le quali i nostri miseri bilanci associativi non riescono a far fronte completamente.
Vi ringraziamo anticipatamente per quanto ci potrete sostenere economicamente.
Per informazioni potrete contattare tramite e-mail: luciano.meloni@libero.it oppure lazio@mountainwilderness.it
Italia Nostra, Mountain Wilderness. Febbraio 2009
BREVE DOSSIER SULLA BRUTTA VICENDA DELLE ANTENNE DI MONTE GENNARO
Il sito su cui dovrebbero sorgere le antenne, a quota 1210 circa, in comune di S. Polo, nei pressi della vetta (M. Gennaro, m 1271), si trova in zona B secondo il piano d’assetto del Parco Regionale dei M. Lucretili, per cui vi sono consentiti solo interventi di restauro ambientale. E’ incluso nella Zona di Protezione Speciale “M. Lucretili” ai sensi della direttiva 79/409/CEE (protezione dell’avifauna) ed a breve distanza dal Sito di Importanza Comunitaria “M. Gennaro” (protezione della flora). E’ visibile da Roma e da tutta la Campagna Romana. Il luogo è legato alla memoria di Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, la prima delle grandi accademie scientifiche europee. Il resoconto di una famosa escursione botanica dei Lincei sulla cima del Gennaro nel 1611 segna, infatti, l’apparire dei moderni criteri di classificazione delle piante.
La vicenda delle antenne inizia con la conferenza dei servizi (cds) del marzo 2004, indetta dal Dipartimento Ambiente della Regione, su proposta di Radio Subasio. Di essa non esiste né verbale né atto ufficiale di chiusura, ma solo uno scarno “resoconto”. Nella premessa si legge che si tratta di autorizzare un sito radio destinato ad ospitare su un unico traliccio “gli impianti radio che già sono installati su altra posizione del Monte Gennaro…”. Sono numerose piccole antenne di varie emittenti, tra cui R. Subasio, nei pressi della stazione diruta della funivia, in comune di Palombara. Nel resoconto si legge che il rappresentante del Parco, in vista dello “stato di estremo degrado” dell’area, e della necessità del “risanamento ambientale” dichiara che “… porrà un quesito alla Regione per accertare la fattibilità della proposta alla luce dei vantaggi ch’essa determinerebbe nell’area del parco”. Agli atti nulla risulta né del quesito né della risposta.
Il 28/9/2005 la Giunta Regionale convoca una conferenza istituzionale (ci) per una variante del PTC (Piano Territoriale delle Comunicazioni. La questione è legata alla rimozione delle antenne da M. Mario e M. Cavo che suscitano forti proteste. Nella premessa alla delibera si legge che il sito di M. Gennaro interessato dal progetto di R. Subasio è stato incluso tra quelli proposti con la motivazione che nella cds del 2004 c’è un sostanziale nullaosta dell’Ente Parco. Ad ogni buon conto, l’aggettivo “sostanziale” viene omesso nel testo inviato al Consiglio Regionale. Alla ci per il PTC del 21/12/2005 non sono rappresentati né il Parco né le Soprintendenze. La variante del PTC, adottata dalla Giunta il 13/3/2007, prevede nel sito, oltre all’antenna di R. Subasio, due altre antenne per l’emittenza televisiva, con locali seminterrati di servizio e strada d’accesso.
Solo con la pubblicazione del PTC la vicenda diventa di pubblico dominio. Si aprono i termini per le osservazioni, che arrivano dalle associazioni ambientaliste, dai tre comuni che si dividono il M. Gennaro, da Rai Way, ed anche da ditte private e parti politiche. L’8/11/2007 il Comitato Tecnico Regionale (CTR) del Dipartimento Territorio le respinge tutte, senza praticamente entrare nel merito. Perfino l’obiezione di Rai Way, ente tecnico della Rai, che dichiara il sito inadatto alla ricezione dell’utenza, è respinta come non rilevante dal punto di vista urbanistico (!). Il documento del CTR meriterebbe un’analisi a parte, perché illustra meglio di tanti discorsi lo stato della nostra amministrazione e in particolare il nuovo uso delle consulenze “tecniche”. In proposito va detto che gli impianti previsti saranno presto obsoleti con il passaggio al digitale terrestre previsto per il 2009 nel Lazio, che comporta antenne di nuovo tipo, meno impattanti, e diversi criteri nella scelta dei siti. E’ ovvio però che interessi legati a vicende come quella del Gennaro tenderanno a ritardare la transizione, per garantire il necessario profitto sugli impianti obsoleti.
Intanto si forma e cresce la protesta e si organizza l’opposizione. La ditta promotrice, R. Subasio, reagisce con alcuni fortunati ricorsi al TAR. Il 5/7/2007 il TAR accoglie la domanda di sospensiva della ditta nei confronti di un provvedimento del comune di S.Polo, che faceva seguito alle osservazioni presentate al PTC. Il TAR afferma che il comune, dopo la cds del 2004, non ha “alcun ulteriore potere decisorio sui profili edilizi”. Nell’Ottobre 2007 la ditta chiede il passaggio dei mezzi di cantiere alla società che gestisce la strada d’accesso al sito, la quale si rivolge all’Ente Parco per sapere se ci sia il necessario nullaosta. L’Ente Parco, con comunicazione inviata anche ai vigili urbani, dichiara di “non aver rilasciato alcuna autorizzazione”. La comunicazione è impugnata da R. Subasio al TAR, che la sospende, perché in contraddizione con il fatto che “l’Ente Parco non ha espresso il proprio dissenso in sede di Conferenza dei Servizi”. Il 9/10/2008 l’Ente Parco comunica alla ditta che il sito si trova in area ZPS, e ogni intervento prevede una preventiva una valutazione d’incidenza (VI). La ditta impugna la nota, e il TAR la sospende appellandosi al codice delle comunicazioni (che semplifica le procedure per gli impianti di emittenza, per “pubblica utilità”), sulla base del fatto che l’Ente Parco non ha richiesto la VI nella cds del 2004. Come si vede tutto si gioca sull’equivoco del “nullaosta” del 2004, relativo ad un “risanamento”, di cui non v’è traccia nel progetto definitivo. Inoltre c’è da rilevare che nel 2004 c’era solo un progetto preliminare.
L’inizio dell’estate 2008 è piuttosto drammatico. R. Subasio si procura, ad ogni buon conto, una VI da una ditta privata, che in realtà è più che altro una nota su come attutire l’impatto dell’opera. Le relative prescrizioni, in parte ipotetiche, sono oltretutto irrilevanti in vista delle ulteriori opere previste dal PTC. Gli uffici regionali approvano immediatamente la VI, e arriva il parere, di fatto negativo, della Soprintendenza competente per il paesaggio, ma accompagnato da una lettera della Direzione Regionale che lo presenta come un “nullaosta”. Subito dopo (Giugno 2008), la ditta, usando anche un tratto di strada costruito abusivamente non si sa da chi, recinta l’area di cantiere.
Prima dell’inizio dei lavori vengono però alla luce nel sito i resti della chiesetta di S. Gennaro, che dà il nome alla montagna (XII sec.). La Soprintendenza richiede scavi preventivi. Italia Nostra ricorre al TAR contro la VI, mentre il Parco ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR che gli dà torto, con il WWF che interviene “ad adiuvandum”. La ditta ottempera all’obbligo di scavi archeologici a tempo di record, mentre, inutile dirlo, i ricorsi del Parco e delle associazioni non ottengono risultati: i giudici, senza troppe argomentazioni, si rifanno alle precedenti sentenze del TAR… L’azione legale delle associazioni è comunque preziosa perché permette di acquisire gli atti della vicenda. In extremis, si scopre un nuovo punto d’illegittimità: il sito è sottoposto ad usi civici e il cambiamento di destinazione d’uso richiederebbe autorizzazioni ulteriori, tale normativa è ignorata in tutto il procedimento. Il Commissario agli usi civici blocca ogni intervento e fissa l’udienza per metà Gennaio. Un ruolo importante nel blocco del cantiere che la ditta sembrava comunque intenzionata ad aprire ad Agosto, hanno avuto le diffide inviate alla ditta e agli organi di controllo da Mountain Wilderness.
Negli ultimi sviluppi della vicenda gioca un ruolo decisivo la risposta delle istituzioni all’azione di protesta, che ha visto la mobilitazione di associazioni locali e nazionali, e la fondazione di comitati locali, con una grande eco sulla stampa locale. Tra le varie iniziative vi è una lettera al ministro per i beni culturali inviato dagli organi nazionali di Italia Nostra, Mountain Wilderness, Comitato Nazionale per il Paesaggio, ALTURA, Comitato Promotore del Parco dei Lucretili, e Verdi Ambiente e Società. Uno dei momenti salienti della mobilitazione si ha il 30 Marzo, con il coordinamento dalla presidenza del Parco, in occasione della cerimonia per la restaurazione della storica croce in vetta al Gennaro: almeno un migliaio di persone, giunte a piedi con un percorso di due ore e più ha manifestato per la difesa della montagna. Una raccolta firme organizzata localmente dal comitato “M. Gennaro senza antenne” raccoglie più di 3000 adesioni.
Scongiurata la minaccia di Giugno, si muovono amministrazioni e forze politiche locali, in particolare l’amministrazione comunale di Palombara Sabina. La seduta del Consiglio Regionale per l’approvazione del PTC, prevista per Luglio 2008, è rinviata al 17 Settembre. Il nuovo assessore all’Urbanistica Montino e vicepresidente della giunta regionale, propone di “bloccare le procedure in corso per il mega traliccio di Radio Subasio”, ritenute viziate, e di “ modificare la delibera consiliare sulla delocalizzazione delle antenne”. Nella seduta del 17/9, prolungata al giorno successivo, si arriva ad una specie di compromesso sul PTC, riducendo le antenne previste ad una, ma, soprattutto, si parla di revisionare il processo autorizzativo. Il 24/11/2008 si ha un risultato importante: un parere l’ufficio legale del Dipartimento Territorio della Regione conferma i vizi di legittimità della cds del 2004. Per una conclusione positiva della vicenda mancano però ancora alcuni passi conclusivi: l’annullamento dell’inclusione del sito nel PTC, basata su procedimenti riconosciuti viziati, e l’annullamento del processo autorizzativo di R. Subasio, anch’esso viziato, e comunque incompatibile con il piano d’assetto, che è legge regionale e non ammette alienazioni di usi civici. Sembrano passi ovvi, ma non è detto che non si ripetano “equivoci” ed “interpretazioni”. Certo è che se l’interesse rappresentato dalle trasmissioni di Radio Subasio dovesse prevalere con questi metodi contro l’interesse della conservazione del patrimonio ambientale, storico e paesaggistico in un luogo tra i più significativi della nostra regione, vuol dire che tutta la normativa di tutela, e gli stessi parchi non valgono più nulla.
Per ulteriori approfondimenti su Internet:
Comitato Monte Gennaro senza antenne
Sezione “Aniene e Monti Lucretili”" LA PETIZIONE FIRMATA E DATATA, INDIRIZZATA ALLA REGIONE MARCHE, VA SPEDITA A "CAI DI TERNI VIA FRATELLI CERVI 31, 05100 TERNI", CHE PROVVEDERA' AD INOLTRARLA ALL'ENTE SUDDETTO,"
PETIZIONE PER UNA MORATORIA SUGLI IMPIANTI EOLICI
NELL’APPENNINO UMBRO-MARCHIGIANO
Alla Regione Marche
Assessorato all’Ambiente
Via Tiziano, 44 – 60125 Ancona
Avendo preso visione dei decreti della Regione Marche n. 96 e 97 del 12 settembre 2008 e n. 158 del 23 dicembre
riteniamo
sia stata emessa una pesante condanna per la montagna maceratese e in particolare per la dorsale Appenninica, dove ben 24 gigantesche torri di acciaio, ciascuna alta complessivamente circa
Nessuna giustificabile e incontrovertibile motivazione relativa allo ‘sviluppo’ ed al rilancio economico delle zone interessate, trapela dai documenti in oggetto e dai progetti di “parchi eolici” in quota. I Parchi sono solo quelli naturali.
La democrazia partecipata e la volonta’ delle popolazioni non e’ stata assolutamente presa in considerazione. Gli appelli e le osservazioni delle associazioni Ambientaliste portatrici di interessi diffusi non sono stati presi in considerazione.
Non si e’ tenuto in debito conto neppure della richiesta della Regione Umbria di non realizzare 7 torri eoliche maggiormente impattanti.
La bocciatura delle prime due centrali eoliche industriali da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Marche che, già nel 2003, si esprimeva negativamente sui progetti di impianti eolici presentati fino ad allora, paventando il rischio di una pesante manomissione del paesaggio e di perdita dell’identità tradizionale del territorio, e’ una conferma dell’inopportunita’ ed insostenibilita’ dei Decreti di cui sopra. Ignorate anche le precise indicazioni della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche che, con una nota dello scorso mese di aprile, aveva espresso parere negativo per i progetti relativi al territorio di Montecavallo, Pieve Torina e Serravalle di Chienti.
Riteniamo che il paesaggio, la biodiversita’ e l’ambiente montano siano Beni Comuni universali e che, come tali, non possano soggiacere a scelte piratesche, strumentali e utilitaristiche dei pochi che guadagnano con i Certificati Verdi.
Le Istituzioni Regionali e Locali non debbono cadere nei ricatti e nelle lusinghe economiche dei privati che promettono facili guadagni ed immediati pareggi di bilancio. Devo essere i tutori e promotori di uno sviluppo sostenibile che punti alla conservazione ambientale.
Acqua, Aria e Suolo sono i nostri soli ‘interessi’.
Vogliamo percorrere la strada delle ‘rinnovabili’, ma non a qualsiasi costo. E prima di fare nuove centrali occorre investire nel risparmio e nell’efficienza energetica!
Chiediamo
l’annullamento dei Decreti di cui sopra e la moratoria per l’Appennino da ogni e qualsiasi impianto ed istallazione impattante.
Non con l’eolico industriale si pareggia il bilancio energetico regionale. Non con le brezze che sfiorano Monte Tolagna o Monte D’Aria.
Non siamo disposti a pagare con la strage di chirotteri, rapaci, avifauna in genere, una falsa alternativa energetica.
Nessuna ricchezza ricadra’ sulle popolazioni locali; l’unica risorsa di queste terre e’ l’ambiente incontaminato ed il turismo.
Luogo, data e firma
TRAPANI - I boss mafiosi avrebbero messo le mani sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. E' quanto emerge dall'inchiesta che stamani ha portato all'arresto di imprenditori e politici trapanesi. Si tratta di otto provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Padova e Gino Cartosio. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile di Trapani. Ho camminato sulle onde di neve.
Anzi mi son proprio fatta passar la voglia tanto eran gelate/soffici ed impermanenti ancorche' assolutamente 'esposte' (per usar un termine alpinistico oltremodo eufemistico...).
Metterci dentro la piccozza e non saper se regge; scavalcarle e non saper se crollano, tastarle pregandole di offrire un po' di ghiaccio solido alla tua becca ed alle punte dei ramponi...
Beh, insomma la neve e ' bella ma starci sopra su pendenze considerevoli, affidandosi completamente a lei, a volte da il senso del 'non ritorno'.
E quanta fatica possa costare camminarci, scalettare, assicurare solo chi l'ha provato puo' capirlo, ma poi la vetta e il ritorno in auto ha il senso assoluto della completezza; dell'aver fatto la 'cosa giusta', appagante, salutare, viva.
Quante volte ieri ho ringraziato per il mio corpo che teneva energicamente e per la mente che era ferma e presente pur valutando i rischi!?!?! QUanta adrenalina ho messo in circolo controllandone 'le uscite'!?!? Paura, consapevolezza, allarme pericolo, certezza delle proprie capacita' e di quelle del compagno, fiducia assoluta in lui, silenzi e concentrazione, solo comandi di cordata, lasciando al ritorno in auto le considerazioni e le valutazioni della giornata.